Google Plus è stato lanciato il 28 giugno 2011 e chiuso al grande pubblico il 2 aprile 2019. Tra queste due date, il social network di Google ha attraversato fasi di rapida adozione, stagnazione e poi crisi legate alla sicurezza dei dati. Misurare l’impronta reale di Google Plus sul web implica guardare oltre il semplice fallimento rispetto a Facebook.
Cronologia di Google Plus: date chiave e incidenti di sicurezza
| Data | Evento | Portata |
|---|---|---|
| 28 giugno 2011 | Lancio di Google+ | Superamento dei 10 milioni di utenti in meno di due settimane |
| Marzo 2018 | Scoperta di un bug API (Project Strobe) | Fino a 500.000 account potenzialmente interessati, fino a 438 applicazioni |
| 8 ottobre 2018 | Annuncio pubblico del primo incidente | Google annuncia la chiusura progressiva di Google+ per il grande pubblico |
| Dicembre 2018 | Secondo incidente API | Dati di profilo di oltre 52,5 milioni di utenti potenzialmente esposti per sei giorni |
| 2 aprile 2019 | Chiusura definitiva (grande pubblico) | Eliminazione di account, pagine e contenuti Google+ per il grande pubblico |
Questa tabella mette in evidenza un netto contrasto. Il lancio è stato uno dei più rapidi nella storia dei social network. La fine, invece, è stata dettata da due falle successive che hanno reso insostenibile il mantenimento della piattaforma dal punto di vista reputazionale.
Per esplorare l’eredità digitale associata a questa piattaforma, una risorsa utile: https://www.googleplus.fr/.

Falle di dati Google Plus: un difetto di progettazione, non un’intrusione
Il primo incidente merita un esame preciso. Il bug scoperto a marzo 2018 non riguardava un hacking classico. Si trattava di un difetto di progettazione nell’API People, che consentiva a applicazioni di terze parti di accedere ad alcuni dati di profili configurati come non pubblici.
Google ha precisato di non aver trovato prove di uso improprio di questi dati. Tuttavia, la società ha stimato che la falla potesse interessare fino a 500.000 account e riguardava potenzialmente 438 applicazioni di terze parti. Il rapporto interno, pubblicato con il nome “Project Strobe”, ha innescato un audit più ampio degli accessi API ai dati degli utenti.
Il secondo incidente accelera la chiusura
Nel dicembre 2018, un aggiornamento software ha provocato una nuova esposizione di dati di profilo. Questa volta, oltre 52,5 milioni di utenti erano potenzialmente interessati, per una durata di sei giorni. Google ha nuovamente indicato di non avere prove di sfruttamento malevolo.
La conseguenza diretta: la chiusura di Google+ per il grande pubblico è stata anticipata di diversi mesi. Il calendario iniziale prevedeva una chiusura ad agosto 2019. È stata anticipata al 2 aprile 2019.
Questi due incidenti illustrano un problema strutturale. Google Plus non è stato vittima di un attaccante esterno, ma delle proprie scelte architettoniche in materia di API, in un’epoca in cui la gestione degli accessi di terze parti ai dati personali non aveva ancora il quadro normativo che ha acquisito da allora.
Funzionalità di Google Plus: cosa lo distingueva dagli altri social
Google Plus non era un semplice clone di Facebook. Diversi meccanismi erano propri e hanno influenzato la progettazione di altri prodotti Google in seguito.
- I cerchi consentivano di segmentare i propri contatti in gruppi personalizzabili, offrendo un controllo granulare sulla diffusione dei post, molto prima che Facebook generalizzasse funzioni simili
- Gli Hangouts, integrati nativamente, proponevano videoconferenze di gruppo accessibili direttamente dal feed, un formato che prefigurava Google Meet
- Le comunità tematiche raggruppavano gli utenti attorno a interessi piuttosto che a legami sociali preesistenti, una logica che si ritrova oggi negli spazi Google Chat all’interno di Workspace
- L’integrazione con il motore di ricerca Google dava visibilità diretta ai post di Google+ nei risultati personalizzati, un vantaggio SEO temporaneo che ha alimentato l’adozione da parte dei professionisti del SEO
L’approccio per cerchi era in anticipo sui tempi. Rispondeva a una critica ricorrente rivolta a Facebook: l’impossibilità di pubblicare un contenuto per un gruppo ristretto senza una complessa manipolazione delle impostazioni sulla privacy.
Impatto sull’ecosistema Google dopo la chiusura
La chiusura di Google+ per il grande pubblico non ha comportato la scomparsa di tutti i servizi associati. Gmail, Google Foto, Google Drive e YouTube hanno continuato a funzionare indipendentemente. Le fotografie memorizzate in Google Foto seguivano un percorso distinto rispetto a quelle pubblicate esclusivamente su Google+.
Tuttavia, tutti i contenuti pubblicati esclusivamente su Google+ sono stati eliminati. Le pagine aziendali, i post nelle comunità e i commenti legati al social network sono scomparsi. Per i professionisti del web che avevano investito tempo nella loro presenza su Google+, questa eliminazione ha rappresentato una perdita secca di contenuti.

Google Plus e il SEO: un leva SEO effimera
Tra il 2012 e il 2016, Google Plus ha occupato un posto singolare nelle strategie di SEO. I post sulla piattaforma potevano apparire nei risultati di ricerca personalizzati, e il pulsante +1 era presentato come un segnale sociale in grado di influenzare il ranking.
Google non ha mai confermato ufficialmente che il +1 costituisse un fattore di ranking algoritmico diretto. La correlazione osservata dai professionisti del SEO era più legata all’indicizzazione rapida dei contenuti di Google+ da parte del motore di ricerca che a un vero e proprio segnale di pertinenza.
Con la chiusura, questo vantaggio è scomparso. Le pagine Google My Business (diventate Google Business Profile) hanno ripreso parte del ruolo di vetrina locale che svolgevano le pagine di Google+. Il legame tra presenza sociale e SEO Google si è ricentrato sulle schede di attività piuttosto che su un social network proprietario.
Google Plus rimane un caso di studio sui limiti della strategia di piattaforma. Un motore di ricerca dominante, una base di utenti Gmail massiccia e un’integrazione tecnica spinta non sono stati sufficienti a creare un social network sostenibile.
I due incidenti di sicurezza del 2018 hanno fornito il pretesto per una chiusura che l’uso declinante rendeva già probabile. La traccia più duratura di Google Plus si trova negli strumenti che gli sono sopravvissuti: Google Meet, Google Chat e le schede di attività.



